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Ecco perché la manovra non piace a nessuno Allarme debito del Fmi

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Difficile trovare una voce a favore della manovra, a pochi giorni dal varo da parte del consiglio dei ministri del Documento programmatico di bilancio. Ci sono le baruffe nella maggioranza tra Renzi e Conte, i mal di pancia del M5s. Ma anche fuori dai palazzi della politica sulla manovra non tira una buona aria.

Ieri le critiche sono arrivate dai giovani industriali per i quali è poco coraggiosa. Poi Banca d’Italia, che ha dato corpo alle perplessità con una valutazione tecnica secondo la quale l’impatto della manovra sull’economia sarà praticamente nullo. Oltre confine, il Fondo monetario internazionale ha bersagliato il principale problema del Paese, l’alto debito pubblico. Un problema antico che la legge di Bilancio 2020 di sicuro non intaccherà.

Il problema della manovra è sintetizzato dalle tabelle del Dpb. Il governo ha annunciato misure redistributive, cioè l’utilizzo della leva fiscale per togliere a chi ha di più per fare crescere i redditi più bassi. Ed effettivamente ci sono revisioni delle tax expenditures che si concentrano sui redditi più alti. Le detrazioni Irpef al 19%, fatta eccezione per quelle sugli interessi del mutuo, dovrebbero calare fino ad azzerarsi a partire da una soglia di reddito che è ancora da definire. Si pensa di partire da 120mila euro all’anno fino a 240 mila.

«Numeri alla mano», ha spiegato l’ex viceminisro dell’Economia Enrico Zanetti, a subire il taglio sarebbero «circa 250mila contribuenti, con un aggravio medio, dunque, di 336 euro. Meno dell’1% dei contribuenti, certo, ma proprio quell’1% di contribuenti che paga da solo il 15,3% dell’Irpef».

Un accanimento verso la parte più produttiva del Paese che ieri è emerso anche dal giudizio sempre più negativo di Confindustria. Al convegno dei giovani di viale dell’Astronomia, il presidente Alessio Rossi ha preso di mira la tassa sugli imballaggi: «Un euro al chilo. E se è vero che un chilo di plastica costa 1 euro e 20, allora è come raddoppiarne il costo! Questa tassa è solo per fare cassa». Appelli a ridurre le imposte sono arrivati anche dall’ad di Banca Mediolanum Massimo Doris: «Occorre abbassare le imposte, stimolare, significa mettere più denaro in tasca alle imprese e ai cittadini». Bankitalia ieri ha misurato gli effetti della manovra sull’economia. Un orientamento «lievemente espansivo nel 2020 e sostanzialmente neutrale negli anni successivi». Non uno choc per l’economia, quindi.

La manovra prende di mira anche le partite Iva, alle quali è stata negata l’estensione della flat tax per i redditi fino a 100mila euro e ristretto l’accesso all’agevolazione per quelli inferiori.

Il fatto è che non va meglio ai redditi bassi, visto che una delle misure più criticate della manovra, la possibilità che la cedolare secca sugli affitti disciplinati dagli accordi territoriali (cosiddetti «concordati») salga dal 10 al 12,5%, finirà per colpire le famiglie meno ricche, come ha rilevato Luca Dondi, amministratore delegato di Nomisma. Colpendo la redditività degli affitti tradizionali agevolati i proprietari si sposteranno su forme più redditizie. Un aumento risicato del gettito in cambio di un costo sociale che rischia di rivelarsi altissimo.

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Poi c’è il contesto internazionale, che inizia a non essere più così favorevole. Il giudizio dell’Europa che è ancora sospeso. Poi il Fmi. Ieri Thomsen, direttore del dipartimento europeo del Fondo monetario internazionale ha detto che all’Italia serve «un piano credibile nel medio termine» per rientrare dal suo livello di debito troppo elevato. L’Italia «non è più un rischio» ha ribattuto il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri che sulla manovra ha avvertito: «Non cambierà». Un atteggiamento che potrebbe fare aumentare la temperatura nel governo e comprometterne la stabilità.

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