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Cessione Del Quinto Con Pensione Sociale ⇒ Come Fare e Alternative

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La pensione sociale è un trattamento assistenziale, che dal 1996 è stato sostituito dall’assegno sociale, che viene concesso a chi è in difficoltà finanziarie e rispetta precisi requisiti di reddito.

Chi percepisce l’assegno sociale e ha bisogno di liquidità potrebbe pensare di richiedere un prestito con cessione del quinto della pensione sociale. Ma è possibile? Vediamo insieme cos’è la pensione sociale (o assegno sociale), a chi spetta e quali soluzioni ci sono per ottenere un prestito.

Cos’è l’assegno sociale e a chi spetta

L’assegno sociale è un trattamento assistenziale che viene concesso dall’INPS a persone che si trovano in una situazione temporanea di difficoltà reddituale. Il rinnovo dell’assegno sociale avviene di anno in anno, dopo aver verificato che si rispettano tutti i requisiti richiesti.

Può richiedere l’assegno sociale:

  • chi ha compiuto almeno 65 anni e 7 mesi;
  • è cittadino italiano, ha un permesso di soggiorno o ha residenza in Italia da almeno 10 anni;
  • ha un reddito annuo inferiore a 5.954 euro, se non è sposato, o inferiore a 11.908 euro, se è coniugato.

Chi risponde a tutti questi requisiti riceve mensilmente l’assegno che serve a integrare il proprio reddito. L’importo effettivo che si percepisce dipende quindi dal reddito familiare: l’assegno intero spetta a chi non è sposato e ha reddito zero oppure a chi è sposato e ha un reddito annuo inferiore alla cifra annuale dell’assegno sociale. In tutti gli altri casi in cui si ha un reddito che rientra nelle soglie minime si percepisce un assegno ridotto.

Cessione del quinto con pensione sociale: è possibile?

Iniziamo subito con il dire che non si può richiedere una cessione del quinto con la pensione sociale. La legge chiarisce infatti che per ottenere un prestito con cessione del quinto per pensionati INPS l’importo residuo della pensione non può scendere al di sotto della soglia di salvaguardia che coincide con l’importo della pensione minima.

L’assegno sociale è riconosciuto a chi ha più di 65 anni e 7 mesi e si trova in una condizione finanziaria particolarmente disagiata. A questi soggetti viene riconosciuto un assegno mensile di 458 euro per 13 mensilità. L’importo della pensione minima è invece di 513,01 euro mensili per 13 mensilità. L’importo è quindi inferiore rispetto a quello della pensione minima e per questo non si può accedere ai prestiti con cessione del quinto.

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Le alternative alla cessione del quinto

Chi percepisce l’assegno sociale e ha bisogno di liquidità per affrontare delle spese ha comunque alcune alternative a disposizione. Il prestito con cessione del quinto è un finanziamento particolarmente comodo perché è concesso a condizioni economiche favorevoli e chi ottiene denaro non deve preoccuparsi del rimborso (se ne occupa l’INPS o un altro ente di previdenza), ma ci sono forme di finanziamento alternative a cui si può fare ricorso.

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I prestiti finalizzati

Una delle forme di finanziamento accessibili ai pensionati con pensione minima sono i prestiti finalizzati. Alcuni istituti di credito hanno inserito nelle loro offerte alcuni finanziamenti pensati appositamente per sostenere questi pensionati che si trovano in un momento di difficoltà.

Chi percepisce un assegno sociale può richiedere un prestito finalizzato e ricevere denaro per affrontare determinate spese, come ad esempio per la ristrutturazione della casa o per l’acquisto di mobili per l’abitazione. Di solito per ottenere questo finanziamento la sola garanzia della pensione sociale non basta ed è richiesta garanzia di un terzo, tipicamente una fideiussione.

Il prestito vitalizio ipotecario

Se chi percepisce l’assegno sociale è proprietario di un immobile può ricevere un finanziamento ricorrendo al prestito vitalizio ipotecario. Questa forma di finanziamento è riservata a chi ha compiuto almeno 60 anni e permette di ottenere un finanziamento che arriva fino al 50% del valore dell’immobile.

L’unica condizione richiesta per l’accesso a questa forma di finanziamento è la proprietà dell’immobile: non importa il proprio reddito e non c’è bisogno di presentare garanzie ulteriori rispetto alla garanzia reale rappresentata dall’ipoteca che viene iscritta sulla casa.

Attraverso il prestito vitalizio ipotecario si ottiene un prestito garantito dall’iscrizione di un’ipoteca di primo grado sull’immobile. Chi richiede il prestito ottiene il finanziamento e non deve preoccuparsi del rimborso. Dopo la sua morte, infatti, gli eredi hanno 12 mesi di tempo per provvedere a saldare il debito contratto con la banca.

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Quando ottiene il prestito il pensionato può scegliere se rimborsare annualmente gli interessi e le spese maturate nel corso del contratto oppure se procedere con la capitalizzazione degli interessi. Nel primo caso alla sua morte il debito corrisponderà all’importo del capitale che ha ottenuto in prestito, mentre nel secondo caso il debito sarà molto maggiore, perché per effetto della capitalizzazione annuale gli interessi generano altri interessi.

Dopo la morte di chi ha ottenuto il prestito vitalizio ipotecario possono verificarsi tre ipotesi:

  • gli eredi possono rimborsare il debito con i propri risparmi, cancellando così l’ipoteca sulla casa;
  • gli eredi possono mettere in vendita la casa ereditata e con il ricavato saldare il debito e contestualmente cancellare l’ipoteca;
  • dopo 12 mesi dalla morte del proprietario della casa, se gli eredi non hanno rimborsato quanto dovuto, la banca diventa proprietaria e procede con la messa in vendita dell’abitazione al valore di mercato. Ogni 12 mesi il valore dell’immobile sul mercato viene ridotto del 15% fino a quando non si realizza la vendita.

L’importo che si può ottenere con il prestito vitalizio dipende da diversi fattori. I più importanti sono il valore dell’immobile e l’età del richiedente. Il valore dell’abitazione viene determinato tramite una perizia tecnica e dipende sia dalle caratteristiche della costruzione sia dalla zona in cui si trova, mentre la percentuale del valore che si può ottenere in prestito è influenzata dall’età del pensionato: più è alta l’età, maggiore sarà la liquidità riconosciuta dalla banca. In linea di massima chi ha 60 anni può ottenere il 10% del valore della casa, chi ne ha 70 può salire al 20-25%, chi ne ha 80 può ottenere anche il 30-40% del valore e chi ha 90 anni può arrivare fino al 50% del valore della casa.

La vendita della nuda proprietà

A differenza dei due casi precedenti, la vendita della nuda proprietà non è una forma di finanziamento ma è comunque una soluzione a disposizione dei pensionati con pensione sociale che hanno bisogno di liquidità.

Con la vendita della nuda proprietà il pensionato vende il diritto di proprietà dell’immobile ma mantiene il diritto di usufrutto e di abitazione. Questo significa che smette di essere proprietario dell’abitazione in cui vive ma può continuare ad abitarci fino alla sua morte. Questa soluzione può essere particolarmente utile per chi non ha eredi e vuole liquidare facilmente il proprio patrimonio immobiliare.

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